Descrizione notizia
Cosa rende una scuola grande anche una "grande" scuola?
L'esperienza vissuta a Siracusa venerdì 15 maggio, con replica oggi 18 maggio, dall'IIS Colajanni-Farinato di Enna, per assistere all' Antigone di Sofocle con regia di Robert Carsen è un collante unico di cultura, arte, natura, amicizia e grandi riflessioni etiche e morali. La scuola per il primo anno riunita nei suoi indirizzi di studio Classico, Scientifico e Scienze Umane ha partecipato con oltre 250 alunni e 20 docenti accompagnatori provenienti dai tre indirizzi di studio, nei tre plessi scolastici cittadini. Grande attenzione e interesse da parte dei giovani studenti per temi importanti che risvegliano le coscienze. Questo ci ricorda che oggi più che mai c'è bisogno di leggere i classici e di vederli messi in scena, per la loro straordinaria attualità. E che la scuola è per tutti, ed anche e soprattutto questo.
L'Antigone di Robert Carsen
Recensione
Robert Carsen, premiato dall'INDA con l'Eschilo d'oro per la sua trilogia Edipo re, Edipo a Colono e infine Antigone mette in scena per la 61ma edizione delle Rappresentazioni Classiche a Siracusa quest'ultimo atto di una "trilogia" concettuale. Esattamente come un concept album, nella quale il leit motiv è la famiglia dei Labdacidi con i suoi drammi veraci e persino inimmaginabili, la scala in scena (metafora della vita nelle sue varie sfaccettature) e il coro ordinato classicamente spesso in semicerchio, o schierato a ricordare gli alberi del bosco sacro di Colono, o ancora che alterna movimenti in cerchi concentrici. Tuttavia, in questo ultimo atto, i venti di guerra che flagellano ormai da ovunque i nostri tempi non sono solo un mero riferimento metatestuale ma una reale messinscena da docudrama.
Poderoso allestimento scenico quello dell'Antigone di Carsen, combat, claustrofobico, funereo e minaccioso sin dal suo incipit (la musica è praticamente assente), che cita per i più attenti anche Gli Uccelli di Hitchcock, quasi solo total black (eccezion fatta per le mimetiche), nell'elegantissimo outfit anni '50 della regina Euridice e degli anni più recenti in quello del re Creonte, quasi un uomo di oggi. Così il regista Canadese tratteggia questo personaggio, autoritario ma non esasperato, vittima piuttosto del suo stesso ruolo. Unica ad avere diritto al bianco è Antigone, per la purezza ma ancor più per la verità dei suoi sentimenti e delle sue parole, che ne sono un riflesso.
Sofocle sperimenta un linguaggio di genere già quasi 2mila e 500 anni fa. Un'Antigone forte, decisa, irremovibile riesce con parole imperative, ma non prevaricatrici, a lasciare il pubblico attonito, in religioso silenzio di riflessione. Antigone, la più rappresentata di sempre, in fondo è la tragedia del "logos" delle parole dette, di quelle pretese, di quelle sussurrate, di quelle mai dette e che urlano ragione o vendetta più delle altre. E a poco serviranno in questa messa in scena ante litteram di "dissoi logoi" dei sofisti le parole portatrici di mitezza, di dolcezza che Emone pronuncia di fronte al padre, Creonte, insinuando il dubbio fino al punto di farlo ritornare sui propri passi...ma troppo tardi.
Emone, tutt'altro che "uomo alfa", ma giovane saggio e dotato di sapienza, al punto di affermare di non accettare di "essere sottomesso all'infamia", per le sue idee. In fondo Antigone ed Emone, promessi sposi dalle nozze mancate, sono complementari in tutto, per quanto lei rappresenti la donna-uomo e lui invece l'uomo-donna. Il pensiero di Emone e di Antigone è davvero complementare, e sebbene i due non si incontrino mai sulla scena, sembrano quasi la stessa personalità bi-diafasica, scambiandosi i ruoli maschio-femmina e anche i modi di esprimerli, e rappresentando entrambi istanze di opposizione al potere prevaricatore, che però non vuol sentire ragioni.
Eppure la coppia sacra ancora una volta è quel fantasma dell'incesto che Freud studiò così bene grazie alla saga dei Labdacidi e degli Atridi, e che il regista canadese rappresenta nel finale con una X di corpi uomo/donna che non ti aspetti. Perché Sofocle indaga la psiche e l'animo umano e nessuno - ci ricorda il drammaturgo di Colono - potrà mai sfuggire dalla propria anagke e ai propri fantasmi di dentro.
Siamo pur sempre nella civiltà della colpa, di una colpa non voluta ma incancellabile, e che pesa come un macigno per la sua gravità. Ma proprio in questo loop di sofferenza e dolore la voce di una fanciulla dalla vita distrutta ma che risponde con forza e convinzione alla propria legge morale fa la differenza, e assume un valore inestimabile. Ieri, come oggi.
Prof.ssa Giuliana Maria Amata